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A quiet place – un posto tranquillo

A quiet place – un posto tranquillo

a quiet place un posto tranquillo

Titolo: A quiet place – un posto tranquillo

Regista: Krasinski

Genere: horror

 

 

Se ti sentono, ti mangiano.

 

Sinossi:

Gli Abbott e i loro tre figli camminano scalzi dentro un supermercato abbandonato e lungo la via del ritorno a casa, lontano dalla città. Sono rimasti in pochi nella loro zona e devono stare attenti a non fare alcun rumore, o le terribili creature che hanno invaso il nostro pianeta li individueranno in un attimo e per loro sarà la fine. Per 472 giorni, gli Abbott sopravvivono, sfruttando il linguaggio dei segni che conoscono bene, perché la figlia maggiore è sordomuta. Ma un altro figlio è in arrivo e non fare rumore diventa sempre più difficile.
John Krasinski torna a raccontare una storia di famiglia, scegliendo però un genere completamente diverso.

 

recensione passionelibroblog

 

Come il titolo ci suggerisce oggi parliamo del film: “A quiet place – un posto tranquillo”, un horror che di horror a ben poco.

La razza umana sembra sul punto dell’estinzione a causa di creature di ignota provenienza, pronte a sbranarci non appena commettiamo l’errore di emettere un suono. La famiglia Abbott, intorno alla quale ruota la pellicola, è composta dalla due figure genitoriali interpretate da Emily Blunt e John Krasinsky e i loro tre figli. La maggiore è sordomuta motivo per cui la famiglia conosce il linguaggio dei segni, questo gli permette di comunicare senza parlare… avete capito bene: senza parlare. Ciò vuol dire che durante tutta la visione del film i pochissimi dialoghi sono sottotitolati, a meno che voi non conosciate i linguaggio dei muti, dovrete leggerli. La trama l’ho trovata poco spaventosa e piena di scene insulse degne del peggiore trash. Lo si capisce sin  dall’inizio quando vediamo la famiglia camminare in fila indiana e lasciare per ultimo il più piccolo dei tre bambini. Infatti si consuma la tragedia, il bambino accende un astronave giocattolo trovata in una farmacia abbandonata e muore. NO WAY!

  • Non capisco come i signori Abbott possano far chiudere la fila indiana all’ultimo dei loro figli. Ci saranno animali selvatici? O comunque il piccolo potrebbe anche allontanarsi attirato da qualcosa. Voglio dire un bambino di quell’età dovrebbe camminare accanto a sua madre/padre o almeno nel mezzo della fila, non per ultimo!
  • Appena il bambino accende il gioco rumoroso, la sorella maggiore (quella sordomuta) si arresta e poi si volta spaventata perché ha compreso cosa sta accadendo alle sue spalle. Ma se non sentito il rumore prodotto dal gioco? Ci arriva per senso logico? Forse, ma poteva essere spiegato un po’ meglio.

 

a quiet place un posto tranquillo

Quando i tuoi ti mandano a comprare il latte, ma tu hai solo tre anni e finisci sotto un auto.

 

 Quindi già l’inizio non prometteva bene e andando avanti il film riesce persino a peggiorare.

 

Una scena davvero trash è quando il figlio deve andare a pesca con il padre. Il bambino ha paura dei mostri, allora la maggiore (quella sordomuta) si offre volontaria. Si crea una scena alla “uomo della caverne” in cui al figlio maschio viene detto dalla madre che deve andarci per forza perché deve imparare a prendersi cura della famiglia nel caso in cui suo padre fosse venuto a mancare.

 

ANCORA!

 

Non ne posso più di questi ragionamenti! Non si può costringere un bambino a far qualcosa che lo spaventa tantissimo solo perché è maschio e imporre alla femmina di restare a casa in quanto femmina.

Faccio una provocazione: e se si creasse una situazione in cui l’unica superstite è la maggiore, come potrebbe procacciarsi il cibo visto che suo padre ha avuto la brillante idea di non insegnarle a farlo?

 

a quiet place un posto tranquillo

 

Un’altra cosa che non mi ha convinto è che, a conti fatti, la signora Abbott rimane incinta circa quattro mesi dopo la comparsa di questi essere. Viste le circostanze potevano evitare di avere un quarto figlio dato che è abbastanza difficile spiegare a un neonato che non deve piangere, soprattutto perché è il suo unico mezzo di comunicazione, sorvolo sulla velocità con cui partorisce: cinque minuti dopo essersi rotte le acque, il bambino è nato. Comunque possono anche capire che nei film il tempo viene mostrato più rapidamente. Mi spiego: in un film, per ovvie ragioni, il parto non può avere la stessa durata che avrebbe nella vita reale. Dieci ore di fila a guardare una in travaglio? Anche no. Fin qui mi trovo d’accordo con la scelta del regista di accorciare la scena, però tutta la drammaticità di questo film avrebbe dovuto ruotare proprio intorno a questo evento. Il parto è dolorosissimo, il neonato appena nato viene schiaffeggiato per liberargli le vie respiratorie motivo per cui piange. Fare tutto ciò in completo silenzio per non essere scoperti, avrebbero dovuto essere la parte più agghiacciante del film. Possiamo dire che doveva essere il suo punto di forza – se la protagonista non fosse incinta, il film avrebbe perso l’80% del suo fascino – invece non è cosi, la scena viene mostrata velocemente come fosse un action-movie, lei che, nonostante le doglie, fugge da questo essere che l’ha sentita urlare di dolore non per il parto ma perché si è ferita a un piedi.

Credo che il regista non si renda bene conto del dolore che una donna affronta durante le lunghe ore di travaglio, probabilmente per lui facciamo la parte solo per farci compatire un po’.

 L’unica cosa che mi ha fatto orrore (ma essendo un horror forse ci sta) è che il neonato viene chiuso in una cassa che funge da culla, così che questi esseri non lo sentano piangere, in più al bambino viene messa una maschera che non ho capito se è una bombola di ossigeno o di gas soporifero vista la velocità con cui si assopisce. Ma questo uomo delle caverne che pensa ancora che le femmine devo stare in cucina e gli uomini in giro per i boschi, (la gioia con cui scopre che il neonato è maschio mi ha fatto vomitare il pranzo) non poteva sfruttare quei nove mesi per cercare o creare una stanza insonorizzata. Ma metti tuo figlio dentro una cassa? Bravo!

 

a quiet place un posto tranquillo

Ovviamente, come ogni storia trash che si rispetti, non vengono date spiegazioni in merito a quanto i personaggi stanno facendo, infatti non sappiamo neanche cosa sono queste creature e da dove vengono. (Neanche nei film muti lo spettatore veniva così drasticamente tagliato fuori da quanto stava guardando). I pochi dialoghi sono abbastanza sconclusionati e non arrivano a un punto, l’unica cosa che ci viene detto è che la maggiore si sente incolpa per la morte del più piccolo perché fu lei a darle quel gioco. Mi dispiace per i suoi sensi di colpa, tra l’altro immotivati, perché se i genitori erano così contrari al fatto che questo terzogenito possedesse quel gioco, bastava sottrarglielo nuovamente. E comunque sia sono altre le informazioni che da spettatore pretendi di avere. Per me è NO. Noioso, banale, per nulla spaventoso.

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