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Frankenstein di Mary Shelley

Frankenstein

di

Mary Shelley

 

Frankenstein di Mary Shelley. L’anno è appena cominciato ed io voglio essere cattiva distruggendo questo mito. Andiamo subito al dunque e permettetemi di spiegarvi perché questo libro mi ha lasciata interdetta come quando, a causa del grande successo che ebbe, lessi la saga di Twilight.

Robert Walton spinto dalla voglia di avventura acquista un vascello per raggiungere l’Antartico ancora inesplorato. Durante il viaggio scrive delle lettere a sua sorella dove esterna le sue incertezze. Non voglio fare uno scivolone di stile ma nel leggere i suoi turbamenti ho avuto veramente l’impressione di relazionarmi con una giovane donna di quei tempi. Ad esempio: in una lettera Robert confessa a sua sorella di sentire profondamento la mancanza di un amico, un uomo con il quale condividere un amicizia profonda, un uomo con il quale condividere la sua vita, i suoi successi e i suoi insuccessi. Capisco che l’essere umano è un animale da compagnia, ma i turbamenti di Robert sembrano più legati al bisogno di avere una persona accanto con cui condividere la propria esistenza che alla noia innescata dalla solitudine. A dirla tutta non è solo visto che il vascello per navigare a bisogno di una ciurma. Durante il lungo viaggio Robert si imbatte in un uomo di nome Victor Frankenstein. Victor ormai prossimo alla morte gli racconta la sua storia. Robert, spinto dal bisogno di avere un amico, decide che da quel momento Victor sarebbe stato il suo compagno d’avventura e accetta di ascoltare e in seguito di trascrivere quanto raccontatogli dall’uomo appena conosciuto.  – Aggiungo che non si capisce perché Robert abbia deciso di essere amico solo di questo Victor. Cosi come non si capisce come mai questo tizio soffra di solitudine visto che non è da solo. – Onestamente in un primo momento pensai che la cosa fosse voluta, che magari l’autrice avesse immaginato che Robert fosse gay e che il suo bisogno di compagnia maschile nascesse da questo presupposto. Avevo anche apprezzato l’idea, perché per quell’epoca– parliamo del 1800 circa – voleva dire essere molto avanti con i tempi. Purtroppo però proseguendo con la lettura, mi sono accorta che tutti i personaggi maschili hanno il medesimo atteggiamento.

Victor gli racconta della sua famiglia e di dove crebbe fino ad arrivare al momento in cui va a studiare medicina e lì ebbe l’illuminazione: plasmare la materia inanimata. Così facendo crea questo essere che io, da credulona, pensavo essere l’insieme di parti di corpi di cadaveri. In realtà neanche si capisce bene cosa l’autrice intenda con materia inanimata. Con questo termine lei intende proprio parti di cadaveri? E se cosi fosse allora perché usare il termine plasmare? Che letteralmente vuol dire: Lavorare una materia per farle assumere la forma voluta. Oltre che rimanere troppo sul generico l’autrice non è in grado di rendere bene l’idea delle mostruisità di questa creatura. Anzi la descrive come fosse un pezzo di manzo. Io mi auguro che sia colpa della traduzione e che Shelley non abbia (in lingua originale) descritto la creatura come un uomo alto, massiccio, moro, con grandi, profondi e intensi occhi neri. Questa creatura è anche forte, agile e intelligente. Insomma un cazzo di Adone! Che però ha il piccolo difetto di avere alcune parti del corpo dove la pelle non copre i tessuti sotto stante. Sì, mi rendo conto che questo dettaglio possa essere sgradevole da vedere ma il problema si risolve con dei vestiti o no?

I’m a Monster (ma anche no)

Quando la creatura apre gli occhi, Victor si spaventa e per poco non perde i sensi, cosa che nel romanzo farà spesso perché onestamente Victor sviene ogni due per tre. (Lui è la Bella Swan della situazione). Leggendo questo passaggio mi sono chiesta:

  • Se è lui ad aver plasmato la materia inanimata, perché non gli ha fatto sti lembi di pelle in più?
  • Ma una volta vestito non si sarebbero più visti, quindi il problema dove stava?

Insomma questo essere pur non avendo nulla di grottesco e di terrificante (la sua è una menomazione, bastava un po’ di accortezza) sembra essere condannato dall’autrice a essere un mostro.

Victor spaventato dalla bruttezza della creatura scappa. Io ho pensato dall’alto della mia povera ignoranza che questo Victor è un uomo di scienza che ha trovato il modo di rendere viva la materia inanimata e davanti al suo più grande successo fugge solo perché questa creatura fa schifo (opinabile perché a me sembra un bel manzo) comunque mi sembra un atteggiamento infantile. Victor non fa alcuna considerazione personale sul fatto che ha compiuto un gesto che potesse renderlo simile a Dio, non c’è da parte sua una qualche traccia di morale. Ha solo paura di questo essere perché brutto e teme quello che la gente direbbe se scoprisse la verità. Anche questa cosa non ha senso, ha fatto questo esperimento per la gloria. È come se Edison dopo aver invento la lampadina temesse il giudizio altrui.

Lo stress amala Victor. Febbre isterica (mai sentita una cosa del genere). Il suo malessere dura qualche mese, appena rimesso riceve una lettere dove gli viene comunicata la morte del fratello. Victor decide di torna a casa. Qui mi sono scontrata in una serie di discorsi cosi trash che la puzza era insopportabile. Esempio: il migliore amico di Victor per consolarlo gli dice: «Ora tuo fratello è in cielo con tua madre». Anche la madre di Victor era morta quando lui era solo un bambino. Onestamente ho trovato sta frase buttata la. Lo consoli per la morte di suo fratello rammentandogli che anni prima ha perso anche la madre? WELL DONE!

Victor capisce che è la creatura ad aver ucciso suo fratello e si incontra con questo essere il quale gli racconta cosa ha fatto nell’arco di tempo in cui Victor è stato male. La tempistica nelle due storie non torna. La creatura racconta che per più di un anno ha vissuto nell’ombra poiché i suoi tentativi di relazionarsi con le persone sono falliti a causa del suo aspetto. Al lettore – qualche capitolo prima – è stato detto che Victor è stato male per qualche mese e che appena si è rimesso ha ricevuto la lettera che gli comunicava la morte del fratello. Questo lascia intendere che il decesso del ragazzo sia avvenuto subito dopo che Victor sia tornato in forze, dall’altro canto abbiamo la creatura che sostiene di aver vagabondato per più di un anno prima di aver ucciso il fratello di Victor. Non bisogna essere un Einstein per capire che le tempistiche non coincido. Ho anche cercato di pensare che magari la colpa fosse dei traduttori e che in realtà Victor non è stato male qualche mese ma per un arco di tempo superiore. Poi mi sono ricordata che Victor è rimasto nel suo dormitori accudito da un amico e mi sono chiesta: possibile che in un arco di tempo così tanto lungo – parliamo di un anno – nessun famigliare lo è andato a trovare? Addirittura viene detto che non ricevette nemmeno la visita di un dottore. Già fatico a credere che è stato male per qualche mese e che nessuno gli abbia fatto visita, ma addirittura per più di un anno? Sto romanzo è la sacra del trash, per quanto mi sforzassi non riuscivo a trovare delle spiegazioni plausibile. Chiudevo un buco e se ne apriva un altro.

Comunque la creatura chiede a Victor di creargli una compagna a sua immagine e somiglianza così che egli possa non essere più solo. Sarò io ad essere una brutta persona ma mi veniva di chiedermi: possibile che non gli interessava avere un lavoro? Una casa? Una posizione sociale? Vuole solo avere una tipa con cui trastullarsi? Ma perché ha un pene? Quindi Victor gli ha fatto un pene ma si è dimenticato di coprire con la pelle alcuni parti del corpo della creatura?

Avevo anche pensato che la creatura volesse solo avere compagnia, ma mi chiedo: perché farsi creare proprio una donna? Se era solo un faccia amica che cercava poteva chiedere a Victor di fargli compagnia invece di sterminargli la famiglia solo perché l’uomo si rifiutò di fargli una moglie. Non c’è senso logico in questo racconto che di base ha tante buone idea ma davvero sviluppate male. Sembra che l’autrice non abbia minimante riflettuto su quanto stava scrivendo e che non abbia mai analizzato le cose da diverse prospettive. C’era solo il suo modo di vivere, il suo modo di vedere la vita, le sue priorità. E per lei avere un uomo accanto con cui condivide gioie e dolori era il massimo dell’appagamento e ha scritto un romanzo in cui tutto ruota intorno a questo concetto. Insomma questo libro è il Twilight di quell’epoca.

Il racconto finisce con Victor che muore e Robert che dopo aver giurato di vendicare il suo amichetto del cuore si imbatte per sbaglio nella creatura che è salita sul vascello per vedere per un’ultima volta il volto del suo creatore. Qui la scena poteva avere del pathos se solo Mary Shelley avesse evitato di fare un ennesimo scivolone descrivendo la creatura come goffa, curva, gialla in volto e deforme. Insomma è completamente diversa da come ci era stata presentata nei primi capitoli. Ho pensato che essendo un essere “non umano” – passatemi il termine – invecchiasse più precocemente della razza umana. Avrei preferito che l’autrice avesse speso due parole per spiegarmi la motivazione di questo cambiamento che presentato in questo modo lascia intendere che Shelley avesse  dimenticato come ci aveva descritto la creatura cento pagine prima.

Concludo dicendo che questo romanzo è davvero un bello schifo. Ed è difficile per me accettare un giudizio cosi estremo perchè io cerco sempre di essere buona e di chiudere un occhio. Questa volta, per quanto mi sia sforzata, non ce l’ho fatta.

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