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Intervista a Chiara Giacobelli autrice di “Un disastro chiamato amore”.

Intervista a Chiara Giacobelli autrice di “Un disastro chiamato amore”

 

 

 

Oggi ho l’onore di presentarvi la scrittrice e giornalista Chiara Giacobelli che ha accettato di parlarci del suo romanzo di esordio: “Un disastro chiamato amore”.

 

 

Sinossi:

Francese con un lavoro a Parigi e un appartamentino a Montmartre, Vivienne Vuloir è una ragazza buffa e imbranata che colleziona una figuraccia dopo l’altra, fa i conti con una fallimentare carriera di scrittrice e soffre di un numero indefinito di fobie. A trent’anni ha dimenticato il sapore di un bacio, si è adattata a essere identificata come “quella che si occupa di gossip”, ma soprattutto ha perso completamente fiducia nel genere umano, specialmente se maschile. Quando un giorno riceve un’inattesa telefonata da un certo Mr Lennyster, figlio di un’importante attrice italiana su cui ha da poco redatto un dossier, è certa di stare per subire una grossa lavata di capo. Invece, l’uomo vuole commissionarle la biografia della madre. Così, ben presto Vivienne si troverà a dover affrontare un’avventura a cui non è affatto preparata: un viaggio in Italia, un libro da scrivere, un uomo affascinante, dolce ma oscuro, e una villa piena di misteri da risolvere. Tra gaffe, tentativi maldestri di carpire i segreti della famiglia Lennyster, amori e altre catastrofi, Vivienne, inguaribile pessimista, capirà che la vita le sta per riservare una sorpresa inaspettata…

 

 

Come i miei gufetti avranno notato, oggi, come foto promozionale ho usato un’immagine di Audrey Hepburn. Non pensiate che io sia impazzita di colpo perché in realtà un nesso tra l’attrice e il romanzo c’è.

 

Ciao, Chiara Giacobelli e benvenuta. Come accennavo pocanzi il nesso tra il romanzo e l’attrice sta nel protagonista maschile del tuo romanzo, liberamente ispirato a Sean Ferrer – per chi non lo sapesse è il figlio di Audrey Hepburn. Vuoi raccontarci questa tua esperienza? Mi hai detto di averlo intervistato, che impressione ti ha fatto? “Ho avuto il piacere di conoscerlo in Toscana qualche anno fa e abbiamo parlato di molte cose durante una lunga intervista. Ho così preso spunto per raccontare la storia di un uomo, di una fondazione umanitaria, di una famiglia e di un’attrice che si è trovata a dover fare scelte importanti nel corso della propria vita. Tengo a precisare che non si tratta di un libro storico ma di una commedia che trae soltanto ispirazione da esperienze come questa legate al mio lavoro, ma all’interno del libro molto è frutto della mia fantasia e rielaborazione. D’altra parte, penso che il ruolo dello scrittore sia proprio questo: osservare la realtà per poi immaginarne una nuova a partire da essa”.

 

Durante il nostro primo incontro virtuale mi hai confidato che in realtà, nonostante il titolo dell’opera sia: “Un disastro chiamato amore”, il tuo romanzo non è un semplice romance. Se avessi avuto potere decisionale in quale categoria, secondo te, sarebbe stato meglio collocarlo? E perché? “Categorizzare un prodotto letterario o artistico tende inevitabilmente a penalizzarlo da una parte e dargli forza dall’altra. Si tratta di scelte di marketing che penso sia giusto prendano persone formate per questo, e non è il mio caso. Io sono solo una scrittrice, supportata da un’ottima agenzia letteraria e da una grande case editrice. È però importante che i lettori non si fermino solo a titoli, cover e sinossi, ma magari leggano qualche recensione o intervista: i libri sono molto più del loro lancio sul mercato. Ad ogni modo il romanzo è diventato un bestseller vendendo migliaia di copie in poco più di un anno, più di quanto tutti noi ci fossimo aspettati: questo vuol dire che le scelte fatte sono state corrette”.

 

Cosa ti ha spinto a scrivere “Un disastro chiamato amore”? C’è all’interno dell’opera un argomento che ti sta particolarmente a cuore? “Il libro è nato in realtà come una terapia del sorriso nel corso di una malattia, dunque ciò che mi sta a cuore è il messaggio principale che lancia, quello cioè di affrontare la vita con autoironia, senza prendersi mai troppo sul serio, sapendo ridere delle proprie debolezze e fragilità. Non esistono donne perfette, ma esistono donne che meritano di essere amate da uomini premurosi, rispettosi e pazienti. Dunque un secondo messaggio a cui tengo è quello di non accontentarsi mai di un amore a metà, dei compromessi e soprattutto di non accettare violenze o altre forme malate di affetto”.

 

Dalle recensioni che hai ricevuto si evince che molte lettrici gradirebbero un seguito. Hai in mente di accontentarle o hai altri progetti per il futuro? “Sto già scrivendo il seguito nonostante nel frattempo mi stia dedicando anche ad altro. Ogni mese, ad esempio, esce sul mio blog nell’Huffington Post un racconto in merito a un personaggio storico poco noto ma degno di essere conosciuto per le grandi gesta compiute o per la vita affascinante. Da esso verrà tratto un libro di racconti”.

 

 

Chiara Giacobelli  ti ringrazio di essere stata nostra ospite. Ricordo ai miei lettori che possono comprare “Un disastro chiamato amore” cliccando qui. Se ne volete sapere di più sull’autrice visitate la sua pagina Facebook, il profilo Instagram @chiagiac o LinkedIn.

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