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Io, Lauro E Le Rose di Mario Artiaco

Io, Lauro E Le Rose

di

Mario Artiaco

 Titolo: Io, Lauro E Le Rose

Autore: Mario Artiaco

Editore: Self Publishing

Genere: Drammatico, Lgbt

Prezzo ebook: 3,99 euro Amazon

Prezzo cartaceo: 15,60 euro Amazon

 

 

Scomparve dietro un’anonima porta, tra l’indifferenza di un mondo che non sapeva riconoscere in lui un grande uomo.

 

 

Sinossi:

Tre amici e le loro bravate, l’ingenuità, il sogno, l’incoscienza, la malattia, l’omosessualità, gli abusi e “la morte che pone fine a una vita, non a una relazione”. Due registri diametralmente opposti, il giorno e la notte, la gioia e il dolore, scandiscono il ritmo e le sensazioni. Il primo all’insegna dell’adolescenza, dei giochi, la spensieratezza, o presunta tale, e un viaggio che segna la fine di un’epoca. Il viaggio più strampalato e impraticabile cui si possa ardire. L’altro registro assume toni e circostanze drammatiche e anche l’inesorabile e lento spegnersi del protagonista finisce in secondo piano spodestato dai racconti della sua adolescenza. Il progressivo disvelarsi dell’omosessualità di Raffaele si impossessa della scena ma le scoperte circa la sua malattia e la sua convivenza con don Peppino, benefattore incontrato all’oratorio del Santuario della Madonna di Pompei, rubano la scena e infittiscono la trama. L’ordine cronologico non viene rispettato. Raffaele racconta, e chiede di raccontare, avvenimenti assolutamente disparati nei toni, nei tempi e nelle ambientazioni. Il suo umore e le sue condizioni fisiche la fanno da padrone. Il tempo stringe e non intende terminare il suo viaggio terreno tormentato da rimorsi e rimpianti. Nulla vorrebbe fosse indiviso, incompiuto. Dove può, mette rimedio, ma alcuni avvenimenti non dipendono dalla sua sola volontà e così la madre, sorda e tracotante, incapace di accettare la sua natura, nulla compie nonostante il richiamo disperato del figlio morente la vorrebbe al suo capezzale. Un romanzo d’Amore. E non si intenda quello che alberga tra uomo e donna o tra persone dello stesso sesso. Si narra anche dell’amore che lega indissolubilmente le vite di tre amici, amici da bambini e fin all’ultimo respiro, dell’amore incredibilmente incompiuto, non corrisposto, tra una madre e un figlio, dell’amore per un fratello e per una sorella. Dell’amore per “l’uomo dei due sogni” e l’escamotage che finge utilizzare il protagonista attuando una fuga al fine di raggiungere il più grande calciatore di tutti i tempi all’alba della finale dei mondiali di “Mexico ‘86”, dell’amore per padri assenti e silenti, dell’amore che resta comunque e sempre più forte della morte.

 

 

 

Diego, Lauro e Raffaele sono amici fin dall’infanzia. Amici da quando, assieme, poco più che bambini, si sono recati al porto di Meta di Sorrento e hanno sottratto una barca a remi sperando di raggiungere Città del Messico giusto in tempo per assistere ai Mondiali.
Un viaggio pianificato nei minimi dettagli attraverso lo stretto di Gibilterra, passando poi per l’Oceano Atlantico e il Mare del Nord e, giusto per non perdere di vista la costa, circumnavigando la Groenlandia e il Nord America.
Giungono, come prevedibile, solo fino Castellammare di Stabia, dove vengono bloccati dalla guardia costiera.
Nondimeno, l’avvenimento si imprime nelle menti dei protagonisti come un’avventura straordinaria.
È il tempo dei giochi, le prime cotte, le partite e le scommesse calcistiche, il fragrante profumo del pane e dei dolci, la spensieratezza, la fantasia e i sogni inarrivabili.

La felicità è uno splendido uomo senza età, goffo, instabile, dolce e cocciuto, incapace di comprendere tutto e bene e fino in fondo, che corre impazzito sulla banchina del porto di Meta di Sorrento, con le braccia levate al cielo, con uno zainetto in spalla e un berretto giallo e blu ben calzato in testa, pronto a salpare per coronare il suo sogno!

Tuttavia “Io, Lauro e Le Rose” è prima di tutto un dramma dove nulla è come appare, nemmeno la felicità e l’innocenza della giovinezza.
Quando viene improvvisamente fuori l’omosessualità di Raffaele, i tre si allontanano per ricontrarsi dopo vent’anni. Cambiati, ma non troppo.
Le strade di Diego e Raffaele si incrociano nuovamente, quasi per caso. Quest’ultimo convive con Luigi, un compagno geloso ma che gli vuole bene.
È, paradossalmente, proprio un’occasione fortuita che ha dato la possibilità a questo romanzo di venire alla luce, ma, soprattutto, ad un’amicizia di riscattarsi.

 

Ci ritrovammo seduti su una panchina di una terrazza di fronte al mare. Faceva freddo.
Rispettavamo quel maestoso silenzio che il vento trascinava dalla battigia sin dentro le nostre narici.
Fissammo entrambi il punto dove tutto ebbe inizio. Non facemmo a tempo a guardarci in faccia che scoppiammo a ridere.
“Come va la tua vita?”

La serenità del ritrovamento viene ben presto sostituita dalla consapevolezza, per Raffaele, di essere malato di un tumore difficile da curare. Il tempo stringe ed è impietoso. L’unico modo per recuperare appieno un rapporto, è liberarsi dei macigni custoditi nel cuore.
Di fronte all’illusorio idillio dell’infanzia felice, di fronte ai bei ricordi, prende posto pian piano una verità fatta di genitori assenti o carnefici, di omofobia ed esclusione, di pedofilia, schiavitù e torture.
Mario Artiaco ritrae inesorabilmente un mondo in cui i buoni e gli ingenui vengono asserviti e umiliati: attraverso una storia vera che, raccontata in modo esplicito e senza schermi, lascia trasparire un chiaro messaggio di denuncia, l’obiettivo è quello di aprire gli occhi e le menti.
Perché l’autore non possiede solo il coraggio di denunciare, ma anche l’incredibile lucidità di rielaborare gli avvenimenti e disporli sulla carta secondo un disegno ben preciso.
Di mettere mano al caos e trarne, come per incanto, due fasci di rose rosse, dei quali solo il primo verrà deposto su una tomba vuota.

Siamo, come ventitré anni fa circa, io, Lauro e le rose.

 

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