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Tutti i racconti del mistero, dell’incubo e del terrore di E. A. Poe

Tutti i racconti del mistero, dell’incubo e del terrore di E. A. Poe

Quante volte vi ho detto di essere una fan di E. A. Poe? Tante. E quante volte vi ho parlato di questa autore? Mai. Oggi – per contrastare lo spirito natalizio che ci ha fatto ingozzare in questi giorni di feste; già saliti sulla bilancia? – vi parlerò di E. A. Poe e del libro: tutti i racconti del mistero, dell’incubo e del terrore della Newton Compton Editori.

 

 

Ero a Orvieto quando mi catapultai nell’unica libreria del posto che, con sommo rammarico, scoprii essere più fornita della libreria Mondadori della mia città. Triste se si considera che Civitavecchia è circa dieci volte più grande di Orvieto; ma così va la vita. In uno scaffale alla mia sinistra vidi tanti romanzi appartenenti alla collana minimammut dalla casa editrice Newton Compton Editori. Conoscete questa collana? Io fino a quel giorno non ne sapevo nulla. Tanti libri di autori della vecchia generazione (così mi piace chiamarli) a prezzi davvero irrisori. La raccolta di racconti di cui vi parlo oggi l’ho pagata (veramente me l’ha comprata il mio amore) 3,90 euro. Un vero affare se si pensa che il libro ha oltre le 450 pagine.

 

 

Due cose importanti sullo stile di E. A. Poe.

1) Il suo è un lessico difficile, prolifero, d’altri tempi.

2) I suoi scritti sono quasi sempre narrati in prima persona.

E. A. Poe è nato a Boston nel 1809. I suoi personaggi, se pur ambientati nell’epoca vissuta dall’autore, risultano ancora molto attuali, ma ciò che veramente mi fa apprezzare tanto questo autore è il modo estroso con cui ci presenta storie apparentemente irreali ma con una profondità tale da rimanere per sempre impresse nella mente del lettori. Il libro di cui vi sto parlando oggi è suddiviso in sezioni. C’è: Vendetta e Assassinio. Immaginario. La morte. Mistero. Terrore. Ogni storia, presente nel volume, richiamano il tema di appartenenza. Ho amato quasi ognuno di questi racconti ma quello che mi è rimasto più impresso e che secondo me meglio rappresenta il concetto da me espresso pocanzi è: “Re Peste: storia che contiene un allegoria.” In meno di dieci pagine, E.A. Poe ci presenta due sventurati marinai che ubriachi finiscono nei guai. Si rifugiano, scioccamente, nell’area della città messa in quarantena per via della peste, e lì incontrano Re Peste e la sua famiglia che banchettano con i cadaveri di poveri londinesi morti dopo aver contratto il virus. Dopo una lunga discussione con il Re Peste i due marinai riescono a fuggire ma prima di far ciò decidono di portare con se la sorella del Re la giovane e bruttissima Pestilenza. In un modo, sopra le righe, l’autore ci fa vivere il dramma della pesta e l’incapacità di quei tempi di debellare la malattia. Ci sono tanti altri racconti racchiusi in questo piccolo gioiello che non mi stancherò mai di rigirarmi tra le dita che potrei usare come esempio per tentare di spiegare l’ingegnosità e la stravaganza di E. A. Poe, ma non lo farò perché un riassunto per quanto ben scritto è pur sempre tale. Invito chiunque sia un amante del genere che, magari, ha vinto qualche spicciolo giocando a Tombola, di comprarsi il libro perché leggere E. A. Poe è sempre una gioia per la mente e per lo spirito.

 

 

Al link che segue troverete la scheda del film tratto dal racconto “Re Peste”.

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