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Arancia meccanica di Anthony Burgess

Arancia meccanica

di

Anthony Burgess

arancia meccanica

Titolo: Arancia meccanica

Autore: Anthony Burgess

Genere: Distopico

Editore: Einaudi

Prezzo ebook: /

Prezzo cartaceo: 10,20 Amazon

 

 

Sinossi:

Alex è un eroe dei nostri tempi: un teppista sempre pronto a tirar fuori il coltello, capo di una banda di duri che ogni sera, sui marciapiedi dei sobborghi, ripete il gioco della violenza: rapine, stupri, scassi, assalti ai negozi, scontri con altre bande. Finché Alex, che si interessa solo a Beethoven, viene tradito dai suoi amici durante una delle tante sue imprese. Le terapie di rieducazione, non meno violente, lo ridurranno a un’arancia meccanica, in balia delle sue antiche vittime, in una girandola di situazioni grottesche e paradossali.

 

recensione passionelibroblog

 

Come molti di voi sapranno, ma c’è sempre qualcuno che dorme da piedi quindi meglio ribadire il concetto, questo è un blog personale, non una testa giornlistica. l’obbiettivo mio e dello staff non si limita a fare informazione ma a invogliare coloro che non amano la lettura ad avvicinarsi a un mondo che spesso appare ostico e noioso, ma che di fatto non lo è.  Quindi, quando facciamo una recensione, cerchiamo di far capire al potenziale lettore se quel dato romanzo fa per lui o no e, se è un testo per cui vale la pena spendere i proprio soldi o no, perciò a noi di fare i secchioni saccenti con la puzza sotto il naso non importa un fico secco. Detto ciò passiamo al romanzo vincitore del sondaggio di Instagram “Arancia meccanica” è il romanzo che ho letto per voi durante questa lunga pausa estiva.

 

arancia meccanica

Parlare di questo libro non è facile soprattutto perché avendo visto il film, mi ero fatta un idea molto diversa. Pensavo che lo scopo dell’autore fosse quello di porre la violenza sotto una luce diversa, non per forza giusta ma comunque interessante da analizzare. Quindi credevo che Burgess volesse mostrare come la violenza di per se non fosse sbagliata, ma che tutto dipendesse dall’uso che ne facciamo. Se ci fermiamo a riflettere ci rendiamo conto che anche colpire qualcuno per autodifesa è una forma di violenza, ma un tipo di violenza necessaria. Il libro, però viaggia su un binario completamente diverso da quello che credevo e all’interno del romanzo, quella che poi si è rivelata essere una mia interpretazione dei fatti, potrebbe (il condizionale è d’obbligo) entrarci solo sgomitando.

Infatti leggendo con attenzione si evince tranquillamente che lo scopo dell’autore è quello di accendere i riflettori sull’importanza del “libero arbitrio”. È comprensibile che il lettore voglia che Alex (il protagonista) venga fermato data la sua indole violenta, infatti non credo sia un caso se Alex sia tanto cattivo e odioso, ma se invece di un protagonista violento avessimo avuto un protagonista omosessuale che vive all’interno di una società dove l’mosessualità è vieta, avremmo avuto la stessa reazione?

Tento di spiegarmi:

siamo sempre ben disposti nei confronti del libero arbitrio quando le persone che ne usufruiscono fanno qualcosa che noi reputiamo corretta, è quando queste persone sbagliano che ci sentiamo in dovere di privarli di questo diretto.

Ma chi siamo noi per decidere cosa è giusta e cosa no? Mi auguro di essermi spiegata bene, perché mi rendo conto che è un ragionamento contorto e che, se non inquadrato dal verso giusto, possa confondere molto le idee.

Un piccolo appunto che mi sento in dovere di fare è questo: la storia viene raccontata in prima persona da Alex, che ci narra la vicenda usufruendo di un linguaggio molto individuale. Dà nomi diversi a parti del corpo come mani e spalle usa termini tipo: soma per intendere amici, piccolopoco per intendere un po’ ecc. Alcune volte viene spiegato cosa vuol dire, altre no e comunque andando avanti con la lettura bisogna ricordare cosa queste parole vogliono dire per lui. Capisco e rispetto i motivi che hanno spinto l’autore a questa decisione però ho trovato faticoso entrare nella storia, era come se questo linguaggio mi creasse un muro che mi impedisse di diventare un tutt’uno con la storia, peccato perché è molto bella. Forse aggiungere il dizionario a fine romanzo avrebbe reso tutto più facile. Ad ogni modo un libro che vi suggerisco di leggere, ne vale veramente la pena.

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